14 novembre, 2009

Scary fall

Con logorante lentezza incede uno strano autunno intabarrato in manti di nebbie stinte. Sui platani dei corsi le foglie tremano scosse da fragili fremiti, ma poche cadono nel vuoto tra strisce di pioggia. E' come se una larva di vita restasse attaccata con fiera disperazione ad una scaturigine ormai prosciugata. Il dardo di uno stormo trafigge un alone di scialba luce.

A stento una sottile lama di luce penetra attraverso una fenditura nella volta di granito per ferire il viso di una lunaria. Ombre di persone si aggirano in una cripta di cemento. Ore irrequiete trascorrono sulla superficie del tempo, simili a scintillii che increspano il lago della notte.

Cade il silenzio, cortina invisibile che ci separa dall'ultima destinazione.



APOCALISSI ALIENE: il libro

12 novembre, 2009

Convegno sui cerchi nel grano

Il centro culturale "Galileo" organizza la conferenza "Cerchi nel grano: evidenze di un mistero". Il simposio si terrà giovedì 19 novembre prossimo a Castelleone. Relatore sarà il Dottor Giorgio Pattera, biologo. Qui la locandina dell'evento con tutte le informazioni.



APOCALISSI ALIENE: il libro

Francesco d'Assisi ed i Catari

Una meta, tante vie.

Francesco nacque ad Assisi intorno al 1182. Nel 1206, dopo una giovinezza dissipata, si convertì ad una vita di penitenza. Nel 1208 fondò l'ordine dei Frati minori. Autorizzato oralmente da Innocenzo III, fu papa Onorio III ad approvarne ufficialmente la regola. Francesco morì nel 1226.

Alcuni dati biografici circa il poverello d'Assisi parrebbero collegarlo ai Catari o, per lo meno, delinearne un'immagine un po' eccentrica rispetto alla tradizione agiografica. Il padre fu il mercante Pietro Bernardone dei Moriconi; la madre fu la nobile Giovanna (detta la Pica) Bourlemont. La genitrice volle che fosse battezzato con il nome di Giovanni (dal nome dell'apostolo Giovanni) nella chiesa costruita in onore del patrono della città, il vescovo e martire Rufino, cattedrale dal 1036. Tuttavia il padre - così si racconta - decise di cambiargli il nome in Francesco, insolito per quel tempo, in onore della Francia che aveva determinato la sua fortuna finanziaria.

La madre era nata a Tarascon, in Linguadoca, terra in cui erano numerosi i Buoni uomini. Il nome di battesimo, Giovanni, si riferisce all'apostolo cui è attribuito il Quarto Vangelo, l'unico tra i quattro libretti considerato canonico dagli "eretici". Il nome Francesco ribadisce il legame con il retaggio d'oltralpe.

Ben viva era all'epoca in cui visse Francesco la vicenda dei Catari. Alcuni focolai sopravvissero nella vicina Toscana, ma ridotti alla clandestinità, dopo la sanguinosa crociata del 1209 voluta dal pontefice Innocenzo III. Francesco con gli Albigesi condivise la povertà apostolica, la predicazione itinerante, la condotta irreprensibile, il ruolo attivo dei laici. Franco Cardini contesta qualsiasi legame con il Catarismo, poiché "Francesco e i suoi seguaci non mettevano in dubbio la gerarchia della Chiesa. Francesco stesso, infatti, insisteva sulla necessità che si amassero e si rispettassero i sacerdoti. [...] Inoltre egli non si rifiutava di mangiare alcuni cibi rigettati dai Catari (come carni, latte, uova), anzi accettava tutto quello che gli veniva offerto. Infine la differenza tra l'avversione al "mondo della materia" dei Catari e l'amore per tutte le manifestazioni di vita di Francesco non poteva essere più stridente. Lo stesso Cantico delle creature può essere letto come un perfetto trattato di teologia anti-catara".[1]

Le argomentazioni di Cardini non sono del tutto persuasive, in quanto si basano su una visione piuttosto stereotipata e parziale del Catarismo e specialmente perché ignorano che è possibile professare una fede in modo nascosto. Con ciò, non si intende affermare che Francesco fu un cripto-albigese, ma certi aspetti dovrebbero comunque essere studiati, invece di essere liquidati come fantasie. Resta, infatti, un pur labile collegamento tra il poverello d'Assisi e la cultura occitanica.

"Tra il 1212 e il 1213 in località Pian d'Arca di Cannara, al confine con Bevagna, avvenne lo straordinario episodio della predica ai volatili. Insieme con il Santo queste meravigliose creature del Signore dialogano accomunati da una vita semplice ma di grande intensità. L'edicola di Pian d'Arca, al centro di un'oasi naturalistica, con campi coltivati, vigneti ed oliveti, fu eretta nel 1926 in occasione del settimo centenario della morte del Santo".

Orbene, sarà forse una coincidenza, ma il toponimo Pian d'Arca evoca la cittadina di Arques e, di rimando, il celebre dipinto Et in Arcadia ego di Nicolas Poussin. Arques è un piccolo borgo situato nel dipartimento dell'Aveyron nella regione del Midi-Pirenei. Ivi passarono i Crociati guidati da Simone di Montfort di ritorno dall'assedio e dall'espugnazione di Coustassa, Rhaeda (l'attuale Rennes le Chateau) e Le Bézu.

Occorre anche soffermarsi su Tarascon, la città in cui era nata la madre Pica. Tarascon (in italiano Tarascona) è un comune francese di 12.668 abitanti situato nel dipartimento delle Bocche del Rodano della regione della Provenza-Alpi-Costa Azzurra. La città fu con ogni probabilità fondata dai Greci di Marsiglia.

Tarascon è situata sulla riva sinistra del Rodano. Secondo la leggenda, Marta di Betania, assieme a sua sorella Maria di Betania (ossia Maria Maddalena), approdò sulle coste provenzali nel 48 d. C., in seguito alle persecuzioni in patria. Più precisamente sbarcarono nella zona della Camargue, una palude alle bocche del Rodano. Oggi in quella plaga, sorge il paese di Saintes-Maries-de-la-Mer. Qui la zona era infestata dalla tarrasque, un mostro che, uscendo dalla sua tana nel letto del fiume Rodano, devastava le campagne. Venne ammansito da Santa Marta con le preghiere: ad ogni preghiera, il mostro diventava sempre più piccolo. Quando arrivò a dimensioni tali da risultare innocuo, la donna lo condusse nella città di Tarascon. Qui, però, i cittadini atterriti uccisero la creatura. Ancora oggi, l'uccisione della tarasque è celebrata a Tarascon l'ultima domenica di giugno.

Si notano in questo caso vestigia di tradizioni relative a Maria Maddalena, figura ed archetipo che rivestirono un importante ruolo nella cultura occitanica e francese, comprese le concezioni dei bons hommes.

Se accantoniamo la definizione forviante di "eresia", come deviazione rispetto ad una presunta ortodossia i cui confini sono sempre soggettivi e storicamente determinati, forse possiamo pensare a Francesco d'Assisi come ad un trait d'union tra cristianesimo ufficiale ed istanze gnostico-dualiste o ad un interprete della dottrina catara. Francesco risentì pure l’influsso dei Sufi, i mistici dell’Islam.

Infine Francesco trova in Dante Alighieri uno spirito affine: l'elogio che il sommo poeta, cripto-templare e forse cripto-cataro, tesse del Santo nel canto XI del Paradiso, testimonia una comune visione del mondo.

[1] F. Cardini, M. Montesano, Storia medievale, Firenze, 2006


Per approfondire Giuseppe Spadaro, L'Albero del Bene. San Francesco, teologo cataro, 2009


APOCALISSI ALIENE: il libro

10 novembre, 2009

Informazione fazio-sa

Il modus operandi dell'autorità in relazione alla cosiddetta pandemia è emblematico. Il vice-ministro delle malattie, Strazio, ed i suoi portavoce alternano, nei loro discorsi, blandizie e dichiarazioni spaventose. Chi non ha ancora compreso la vera natura del potere è frastornato ed è incline a ritenere che le istituzioni stiano dimostrando inefficienza, riandando con la mente alle celebri pagine dei Promessi sposi, in cui Manzoni stigmatizza con amara ironia l'insipienza del governo milanese di fronte all'epidemia di peste, prima pervicacemente negata, poi ridimensionata, poi obliquamente ammessa con l'ambigua dicitura di "febbri pestilenziali".

La situazione attuale è molto diversa. Il potere sta usando tutte le strategie più raffinate per conseguire i suoi scopi criminali: sfoltire la popolazione e ridurre in servaggio i sopravvissuti, senza che i cittadini si accorgano del baratro verso cui essi, spesso volontariamente, si stanno dirigendo. Non sorprendano le affermazioni all'apparenza contraddittorie sul fantomatico virus A/H1N1. Bisogna evitare che i sudditi siano presi dal timor panico che causerebbe un collasso del sistema, ma occorre pure instillare senza tregua una sottile inquietudine. Questa incertezza deve tenere sulla corda l'opinione pubblica, spingendola ad accettare i vaccini, anzi ad esigerli. E' una forma di istigazione al suicidio, ma abilmente camuffata.

Si assiste ad una politica del bastone (il virus è aggressivo e potrebbe mutare) e della carota (il numero dei morti causati da questa forma influenzale è inferiore a quello provocato dall'influenza stagionale). Non è schizofrenia del potere, ma scaltro dosaggio di un veleno che viene inoculato in vittime che vengono prima cloroformizzate.

Basterebbe osservare il volto del demoniaco Strazio per capire quale scellerato progetto stiano perseguendo le élites: qui Manzoni viene a taglio, con la descrizione del vecchio mal vissuto, con la sua "canizie vituperosa". Il cipiglio di Strazio, gli occhi luciferini, la voce dall'inflessione suadente, ma arrugginita sono lì a testimoniare propositi innominabili. Né si può sottacere del cinismo che colui non riesce in nessun modo a dissimulare, allorquando cita i morti "fatti" dall'inesistente pandemia. L'uso del crudo e statistico verbo "fare" tradisce più che l'indifferenza, il compiacimento per i letali risultati conseguiti, con la gente che inconsapevolmente si getta nelle grinfie dei suoi aguzzini... e costui è un medico!

Decenni di televisione e di propaganda hanno trasformato gli uomini in pecore di un gregge atterrito e docile. Le reazioni appunto sono gregarie: l'informazione indipendente ha apppena incrinato l'ottusa e cieca fiducia nel potere. Basterebbe riflettere per un istante: per quale misterioso motivo uno stato che scortica i cittadini con i tributi più esosi, che considera i giovani come carne da cannone, gli anziani come pesi inutili, uno stato che deliberatamente avvelena l'ambiente, il cibo, l'acqua, uno stato che massacra nelle carceri detenuti inermi e spesso innocenti, dovrebbe ex abrupto diventare tanto sollecito da distribuire gratuitamente dosi di vaccino ad ognuno di noi? E' possibile che non si fiuti l'inganno?

Hanno scelto dei bersagli precisi: bambini, adolescenti, infermi ed anziani. Costoro possono essere falcidiati. La strage degli innocenti è condicio sine qua non per perpetuare il controllo mentale e della percezione che sarà suggellato forse nel 2012, anno dell'instaurazione del superstato mondiale.

Qualche anno fa, grazie ad un lapsus freudiano, l'attuale ministro delle casse vuote, Tremostri, intervistato da un giornalista sui problemi di bilancio che attanagliano il sistema previdenziale, rispose con diabolico candore: "Tanto prima o poi i pensionati morranno". E' questa la totale insensibilità dei "politici" che considerano la vita umana alla stregua di un fastidioso ciottolo sul sentiero. Come si può credere che costoro siano interessati a preservare la nazione dall'epidemia? Nonostante ciò, quanto più l’incubo diviene angosciante, tanto più si rafforza nel popolino la visione di uno stato-padre-madre, severo ma amorevole, nel cui seno trovare rifugio.

Vero è che questo deplorevole cinismo non di rado alligna tra la gentucola che, invece di combattere e delegittimare le élites sataniste, invoca "un'igiene del mondo" che colpisca gli sventurati al fine di risolvere il "problema" dell'incremento demografico. Non sarà poi così irrazionale la storia, qualora dovesse agire di conseguenza, estirpando il loglio.

E' dunque assurdo, paradossale che le istituzioni si prodighino tanto per salvare e proteggere: questa sarebbe la vera incoerenza di un sistema che, invece, sa quel che vuole e come ottenerlo, benché la massa istupidita stenti, per ora, ad orientarsi.

E' la medesima massa che, con lucida cecità, intravede la meta finale: il mattatoio.



APOCALISSI ALIENE: il libro

08 novembre, 2009

Il plico misterioso

Il plico misterioso è il libro pubblicato da Maja Ricci Andreini. Dopo aver letto l'intervista che l'autrice ha rilasciato a Pino Morelli (vedi X Times n. 11), incuriosito, ho deciso di acquistare la pubblicazione, ma prima ho scritto all'autrice per chiederle se l'opuscolo includeva qualche informazione sulle scie chimiche che, piaccia o no, sono il fulcro di molti eventi attuali. La Ricci Andreini mi ha risposto con cortesia e sollecitudine, ma affermando che, sebbene nel testo siano toccati vari temi fondamentali, non sono inclusi riferimenti alla chemtrails.

Ebbene, se si legge tra le righe, un cenno obliquo alle scie si rintraccia e questo non sorprende. Prescindendo da ciò, qual è il valore di questa testimonianza, della storia con al centro una coppia di giovani morti in circostanze misteriose, dopo aver visto la loro vita sconvolta da una serie di avvenimenti sbalorditivi? Ci chiediamo anche in che misura siano verificabili gli episodi narrati. Le scomparse apparentemente inspiegabili sono frequenti e non si può escludere che la trama sia dipanata in modo realistico: bisognerebbe cercare di approfondire le vicissitudini dei due giovani più che indugiare sulle rivelazioni concernenti "Dio, la struttura e la storia dell'universo, l'immortalità ed il futuro della Terra".

Infatti queste informazioni sono del tutto teoriche: si possono affiancare alla serqua di messaggi canalizzati, ricevuti da contattisti e rapiti. Non è qui importante stabilire il grado di plausibilità di certe comunicazioni dalla presunta matrice aliena (ognuno si impegnerà per adattarle alla sua Weltanschauung o per incastrarle in un diagramma consequenziale oppure le rigetterà, ritenendole frutto di una fervida fantasia, se non addirittura illusioni arcontiche), ma considerare l'irruzione dell'insolito nella nostra esistenza ordinaria. I vissuti che deragliano nel mondo dell'enigma ci spalancano le porte di una percezione paradossale, apocalittica. Possiamo ignorare gli interrogativi e le risposte da cui dipendono le svolte del destino? Le domande si aggrovigliano ai silenzi, ma il senso è nella tensione che, simile ad una fiamma allungata verso l'alto, rivela la nostalgia del luogo natio.

Più che nelle questioni abissali che il computer alieno (viene in mente il telefilm Il ritorno degli Arconti) snocciola con taglio un po' didascalico, l'interesse del titolo mi pare dovuto all'atmosfera stranita che l'autrice evoca nella parte iniziale: coincidenze, incontri con personaggi segnati dalla sorte, vicende anodine che precipitano in tragedie private. E' la tragedia della solitudine e dell'incomunicabilità per cui l'unico rimedio è nella relazione con gli "altri" e nel dialogo con chi parla una lingua incompresa ed incomprensibile. E' questa l'assurdità della nostra epoca condannata al non-senso, all'oblio delle antiche, solenni verità, anelante ad un contatto con dimensioni che sfuggono quanto più se ne intravedono i riflessi e le ombre. E' un'epoca in cui il cinema, la letteratura a cavallo tra incubo e realtà, insieme con gli ultimi bagliori del cielo offrono il succedaneo di una liberazione agognata con estenuante, cieca disperazione.



APOCALISSI ALIENE: il libro

07 novembre, 2009

Attrazione e destino

Abbiamo avuto la ventura in questi ultimi anni di imbatterci in persone che ci hanno reso edotti sugli eventi futuri. Inoltre, grazie ad una discreta intuizione, abbiamo presagito il corso di alcuni accadimenti. In questo modo lo scenario internazionale, nei suoi diversi aspetti, si squaderna a un dipresso come lo avevamo immaginato, anzi visto. Questa consapevolezza induce a riflettere sulla possibilità che gli uomini hanno di incidere su quell'interferenza elettromagnetica che definiamo "realtà".

E' vero che esiste una tendenza ad attrarre verso di sé con il pensiero e le azioni certi movimenti, ma, come spinti da una forza centrifuga, altri sfuggono del tutto al nostro controllo: è come se esistesse uno zoccolo duro del destino che nulla e nessuno può scalfire. Non è confortante constatare quanto gli avvenimenti globali si snodino secondo piani stabiliti: così, benché, solo un paio di anni or sono potesse sembrare inverosimile. Era tutto programmato: con infinita tristezza notiamo come masse di stolti finiscano felici nelle fauci di Moloch. E' la testimonianza che l'umanità non ha subito alcuna evoluzione: essa attende la "salvezza" dai suoi carnefici. E' sempre valido il disincantato aforisma di Giordano Bruno: "Che mortificazione! Chiedere a chi ha il potere di riformare il potere! Che ingenuità!"

Fata volentes ducunt, nolentes trahunt, ci ricorda Seneca. E' probabile che numerosissime ramificazioni, simili alle sottili vene di una foglia, confluiscano nella nervatura principale. Il disegno della storia è composto da una molteplicità di variabili che si incanalano verso una direzione sola? E' presumibile che in altri livelli di realtà il fato si dipani in modo differente. In nuce forse tutto le condizioni sono contenute nell'attimo ucronico, come ipotizza il Professor Alessio Di Benedetto, quando afferma che "il tempo è uno stratagemma dell'eternità affinché gli eventi non accadano tutti nello stesso istante". L'atto iniziale ha determinato la raggiera delle conseguenze. Gli errori si scontano, prima o dopo, anche quelli di cui non siamo consci, anche quelli che appartengono ad un passato rimosso. E' inutile chiedersi se sia equo oppure no, perché l'effetto domino è irreversibile.

Resta, in questo fuoco di controversie, in questa spoliazione di senso, perpetrata dai dati bruti dell'esistenza, l'attesa di intravedere il filo dell'orizzonte, una volta dissipatasi la nebbia dell'assurdo.



APOCALISSI ALIENE: il libro

05 novembre, 2009

Pietre dal cielo

Vence ed i suoi dintorni sono noti tra gli ufologi per gli avvistamenti di sfere luminose e poiché si sospetta che, nella zona, sia ubicata una base militare sotterranea. Sono numerose inoltre la manifestazioni inesplicabili che si ripetono nella località francese sita all'interno del Dipartimento delle Alpi Marittime: malfunzionamenti di apparati elettrici ed elettronici, sparizioni, sincronicità, orbs, riflessi assurdi...

Tuttavia il fenomeno più inquietante è la caduta di pietre che sovente danneggiano il parabrezza e la scocca delle autovetture. A tale proposito Pierre Beake, autore del corposo saggio Les mystères du Col de Vence, 30 ans de investigations, o.v.n.i., apparitions, Poltergeist, Agnières, 2009, scrive: "Le pietre che cadono mi paiono il fenomeno più spettacolare rilevato a Col de Vence. Queste ricorrenti manifestazioni ci hanno indotto a porci domande ed a riflettere... La prima reazione, in tali circostanze, è di supporre l'intervento di persone che, in contesti propizi, lancerebbero questi sassi. [...] Nondimeno l'esame dei luoghi ci ha indotto a scartare questa eventualità. Sono eventi che si ripetono da molti anni... Le traiettorie sono incompatibili con lanci provenienti da strapiombi. In effetti, i proiettili non descrivono delle curve, ma precipitano verticalmente. Si è anche constatato che le pietre non rotolano quasi dopo l'impatto, a causa di una particolare inerzia. Ciò accredita il fatto delle traiettorie verticali, non oblique o radenti.[...] Le pietre sono di differenti dimensioni: alcune sono piccole come monete, le più grosse hanno le dimensioni di un pugno chiuso e pesano da qualche decina a qualche centinaio di grammi. I sassi provengono dall'ambiente circostante... Bisogna notare anche che in caso di impatto sulla carrozzeria, il danno non è sistematico. Abbiamo assistito, increduli, ad impatti molto violenti che non hanno lasciato ammaccature.[...] Questa fenomenologia ha conosciuto un parossismo nel corso dell'inverno del 1996."

Come talvolta avviene, la cultura antica riesce a gettare un barlume su una questione tanto enigmatica o, per lo meno, si possono trovare alcuni addentellati di fenomeni attuali in racconti appartenenti ad ere remote. Sono racconti in cui il fregio mitico pare adombrare qualche verità. Così, riflettendo sulle strane piogge di pietre che cadono a Col de Vence, viene in mente un episodio della saga eraclea. E' ricordato nel mito che, allorquando Eracle, ritornando dal paese di Gerione, attraverso il sud della Gallia, Ligi, eroe eponimo dei Liguri, tentò di impadronirsi della mandria che l'eroe conduceva con sé. Ligi ed i Liguri, suoi compagni, attaccarono Eracle cui vennero a mancare le frecce. Sul punto di essere sopraffatto dagli avversari, Eracle rivolse una preghiera al padre Zeus, che lasciò cadere una gragnola di pietre, con le quali l'eroe riuscì a sconfiggere i nemici. La pianura della Crau è testimone ancora di quell'avvenimento, attraverso la gran quantità di rocce e di pietre di cui è disseminata.

Gli eventi si riferiscono alla decima fatica con Eracle che, su ordine di Euristeo, dovette impossessarsi, riuscendo nell'impresa, dell'armento appartenente a Gerione, mostro figlio di Crisaore e Calliroe, con tre corpi dal ventre in su, ed abitante nella terra di Erizia. A questa circostanza, come ad altre, si abbinano diverse parerga (azioni collaterali), tra cui quella durante la quale il figlio di Zeus confisse le colonne nello stretto di Gibiliterra. Un altro parergon è la lotta contro i Liguri. Eracle uccise i predoni Alebione[1] e Dercino, entrambi figli di Poseidone, dopo che essi avevano tentato di sottrargli i buoi.

La piana della Crau, non distante da Arles, è una landa punteggiata di massi e, come si accennava, la sua particolare morfologia è associata al mito.[2] La costa meridionale della Gallia è regione eraclea: vi si snodava appunto la Via Eraclea e vi sorgeva Portus Herculis Monoeci, l’attuale Monaco, originariamente scalo fenicio, poi incorporato nel dominio di Massalia (Marsiglia). Fu centro fondato, secondo la tradizione, da Eracle.

E’ vero che Col de Vence non è ubicata in area vicina alla Piana di Crau, ma la manifestazione delle pietre che cadono dal cielo si riferisce comunque al litorale meridionale della Gallia, con una parziale coincidenza topografica. E’ possibile che antiche narrazioni trasfigurino e tramandino un singolare fenomeno che, a tutt’oggi, sfida ogni tentativo di spiegazione?


[1] A proposito di Alebione, rammento en passant che il nome di questo personaggio è stato collegato da alcuni paletnologi ad Albione, ossia la Britannia, intesa come terra da cui proverrebbero i Liguri. E' ipotesi tutta da verificare, ma è assodato che Albione nulla c'entra con le "bianche (in latino albus) scogliere di Dover", poiché nella radice alp-alp, diffusa in molti toponimi, bisogna semmai vedere un antichissimo vestigio di una lingua pre-indoeuropea. La matrice alp-alb significa "monte, altura, poggio".

[2] Arles è sita nella regione Provenza, Alpi, Costa azzurra. E’ prossima alla foce del Rodano ed è celebre per i monumenti romani e medievali.


Riferimenti bibliografici:

P. Beake, Les mystères du Col de Vence, 30 ans de investigations, o.v.n.i. apparitions, Poltergeist, Agnières, 2009, pp. 132-164
R. Da Ponte, I Liguri. Etnogenesi di un popolo. Dalle origini alla conquista romana
Enciclopedia della Mitologia, Milano, 2006, s.v. Alebione, Dercino, Eracle, Ligi

Fonti classiche:

Apd. Bibli. 2, 5, 10
Eust. a Dion. Per. 76
Pomp. Mela, 2, 5, 78
Tzet. Chil. 2, 340 ss.


Ringrazio il gentilissimo Dottor Gianni Ginatta per la segnalazione del libro scritto da Pierre Beake.


APOCALISSI ALIENE: il libro

04 novembre, 2009

In edicola il numero 13 di "X Times"

E' in edicola il numero 13 della rivista "X Times". Leggi qui il sommario degli articoli e l'editoriale della Direttrice, Lavinia Pallotta.

APOCALISSI ALIENE: il libro